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Riferimento:
In questo anno 2026, in cui si celebrano gli ottant’anni della Repubblica Italiana, mi è sembrato importante, quasi doveroso, rendere omaggio a una delle istituzioni più antiche dello Stato italiano, esaminando le personalità che hanno rivestito questo ruolo in Maremma dal 1860 al 1945.
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La figura del prefetto italiano è stata oggetto di numerosi studi che di volta in volta ne hanno messo in evidenza la corruttibilità (Silvio Spaventa, Marco Minghetti, Pasquale Turiello e Gaetano Mosca e poi Gaetano Salvemini), poiché forse guardarono troppo alla situazione meridionale e all’azione politica più che a quella amministrativa dei prefetti. Altri storici hanno guardato alla loro amministrazione, soprattutto dal 1860 al 1921, più che alla funzione politica (Ernesto Ragionieri, Alberto Aquarone, Sabino
Cassese, Nico Randeraad). Il mio modesto contributo, basato su una ricerca condotta secondo il criterio dello sviluppo cronologico dell’istituzione, si basa sulle fonti di archivio e sulle notizie apprese dai periodici del tempo, quindi vuol trattare tutti gli aspetti della presenza dei prefetti in Maremma, riguardando le azioni quotidiane dei prefetti grossetani, le loro iniziative a favore della popolazione governata o la loro insensibilità rispetto alle problematiche locali, senza dimenticare le opere scritte su di loro da eminenti studiosi. La mia impressione, una volta terminato lo studio in questione, è che al Ministero degli Interni non scegliessero prefetti speciali, cioè meno qualificati,
per Grosseto ma attingessero, equamente come per le altre città, al fondo sempre ricco dei funzionari a disposizione nella convinzione che tutti fossero preparati per svolgere al meglio la loro funzione.