Scansano. Usi e costumi della tradizione locale tra ironia e realismo Visualizza ingrandito

Scansano. Usi e costumi della tradizione locale tra ironia e realismo

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Questo lungo e complicato esordio per introdurre un contributo al racconto quale la raccolta di aneddoti che Vito Filippini consegna alle stampe e che ci parla di Scansano: non è una storia del paese, è una rappresentazione per tratti aneddotici del piccolo mondo scansanese; è un racconto per frammenti e per tessere riconducibili, ciascuna, a personaggi, a luoghi e contesti di relazioni sociali, a momenti storici e condizioni di vita, che hanno di fatto costituito la storia della collettività scansanese In quanto racconto, quindi prevalgono altri elementi di valutazione e di interesse.

Vito Filippini, che da tempo si dedica allo studio e alla testimonianza del patrimonio culturale locale, si sente fortemente impegnato dal vincolo di verità: è legittimo e comprensibile, l'autore risponde anche alla collettività di cui fa parte, sente di essere responsabile anche della rispondenza dei dettagli a quanto gli altri, i suoi altri concittadini scansanesi, ricordano e vogliono che sia ricordato. <...>

[Filippini] Si sente impegnato a spiegare – laddove il narratore tradizionale era esente; si preoccupa di introdurre, di chiosare, di contestualizzare – laddove il narratore poteva sparare la battuta fulminante senza altri obblighi; deve fare i conti con una lingua scritta che ha i suoi pregi e i suoi costi: scompaiono i tratti vernacolari –laddove il repertorio di ogni narratore poteva contare sull'idioletto locale- e appaiono delle digressioni che mirano a contestualizzare il fatto o la persona di cui si narra. Per tutti questi motivi il lavoro di Filippini non è liquidabile come la riproposizione di un repertorio classicamente tradizionale, ma va colto come un generoso contributo all'ammodernamento della pratica del racconto, come uno sforzo di tradurre per un pubblico più ampio, più distante e, anche, distratto, un patrimonio che si sarebbe certamente disperso nei mille rivoli delle memorie personali e dei circuiti individuali di racconto, non più riconosciuti come “risorsa” collettiva. <...>

Dalla prefazione del prof. Fabio Mugnaini

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12,00 €

Scheda tecnica

Pagine 200 pp.
Autore Vito Filippini
Formato 15 x 21 cm
ISBN 978-88-98310-09-8
Anno 2013

Dettagli

Questo lungo e complicato esordio per introdurre un contributo al racconto quale la raccolta di aneddoti che Vito Filippini consegna alle stampe e che ci parla di Scansano: non è una storia del paese, è una rappresentazione per tratti aneddotici del piccolo mondo scansanese; è un racconto per frammenti e per tessere riconducibili, ciascuna, a personaggi, a luoghi e contesti di relazioni sociali, a momenti storici e condizioni di vita, che hanno di fatto costituito la storia della collettività scansanese In quanto racconto, quindi prevalgono altri elementi di valutazione e di interesse.

Vito Filippini, che da tempo si dedica allo studio e alla testimonianza del patrimonio culturale locale, si sente fortemente impegnato dal vincolo di verità: è legittimo e comprensibile, l'autore risponde anche alla collettività di cui fa parte, sente di essere responsabile anche della rispondenza dei dettagli a quanto gli altri, i suoi altri concittadini scansanesi, ricordano e vogliono che sia ricordato. <...>

[Filippini] Si sente impegnato a spiegare – laddove il narratore tradizionale era esente; si preoccupa di introdurre, di chiosare, di contestualizzare – laddove il narratore poteva sparare la battuta fulminante senza altri obblighi; deve fare i conti con una lingua scritta che ha i suoi pregi e i suoi costi: scompaiono i tratti vernacolari –laddove il repertorio di ogni narratore poteva contare sull'idioletto locale- e appaiono delle digressioni che mirano a contestualizzare il fatto o la persona di cui si narra. Per tutti questi motivi il lavoro di Filippini non è liquidabile come la riproposizione di un repertorio classicamente tradizionale, ma va colto come un generoso contributo all'ammodernamento della pratica del racconto, come uno sforzo di tradurre per un pubblico più ampio, più distante e, anche, distratto, un patrimonio che si sarebbe certamente disperso nei mille rivoli delle memorie personali e dei circuiti individuali di racconto, non più riconosciuti come “risorsa” collettiva. <...>

Dalla prefazione del prof. Fabio Mugnaini

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Scansano. Usi e costumi della tradizione locale tra ironia e realismo

Questo lungo e complicato esordio per introdurre un contributo al racconto quale la raccolta di aneddoti che Vito Filippini consegna alle stampe e che ci parla di Scansano: non è una storia del paese, è una rappresentazione per tratti aneddotici del piccolo mondo scansanese; è un racconto per frammenti e per tessere riconducibili, ciascuna, a personaggi, a luoghi e contesti di relazioni sociali, a momenti storici e condizioni di vita, che hanno di fatto costituito la storia della collettività scansanese In quanto racconto, quindi prevalgono altri elementi di valutazione e di interesse.

Vito Filippini, che da tempo si dedica allo studio e alla testimonianza del patrimonio culturale locale, si sente fortemente impegnato dal vincolo di verità: è legittimo e comprensibile, l'autore risponde anche alla collettività di cui fa parte, sente di essere responsabile anche della rispondenza dei dettagli a quanto gli altri, i suoi altri concittadini scansanesi, ricordano e vogliono che sia ricordato. <...>

[Filippini] Si sente impegnato a spiegare – laddove il narratore tradizionale era esente; si preoccupa di introdurre, di chiosare, di contestualizzare – laddove il narratore poteva sparare la battuta fulminante senza altri obblighi; deve fare i conti con una lingua scritta che ha i suoi pregi e i suoi costi: scompaiono i tratti vernacolari –laddove il repertorio di ogni narratore poteva contare sull'idioletto locale- e appaiono delle digressioni che mirano a contestualizzare il fatto o la persona di cui si narra. Per tutti questi motivi il lavoro di Filippini non è liquidabile come la riproposizione di un repertorio classicamente tradizionale, ma va colto come un generoso contributo all'ammodernamento della pratica del racconto, come uno sforzo di tradurre per un pubblico più ampio, più distante e, anche, distratto, un patrimonio che si sarebbe certamente disperso nei mille rivoli delle memorie personali e dei circuiti individuali di racconto, non più riconosciuti come “risorsa” collettiva. <...>

Dalla prefazione del prof. Fabio Mugnaini

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