Come le tamerici Visualizza ingrandito

Come le tamerici

Nuovo

La resa stilistica dei contenuti è diretta, limpida e scorrevole. Le pagine esprimono spesso sprazzi di pura genialità artistico-letteraria: Savelli, pur non facendo il mestiere di scrittore, sa come raccontare le cose, esprimere i sentimenti ed emozionare il lettore.

Maggiori dettagli

49 Articoli

13,00 €

Scheda tecnica

Pagine 204
Autore Oriano Savelli
Formato 17 x 24 cm
ISBN 9788898310562
Anno 2016

Dettagli

Oriano Savelli, alla seconda pubblicazione, dice di scrivere “per diletto e per passione, non per guadagno o per gloria” e dice anche: “un libro è per sempre”.
Le cose fatte per passione alla fine sono sempre le migliori e ciò che è fissato sulla carta è come fosse scolpito sulla pietra: non si cancella tanto facilmente!
Fatti, pensieri, personaggi della nostra epoca e della terra dell’autore, l’Amiata possono proporre riflessioni innovative da traghettare nel futuro, prima che l’oblio compia il suo compito infame.
Nel libro sono trattate e rispettate cose e persone, quasi come se tutto interagisse pacificamente con l’autore, che, per questo motivo, è definibile a tutti gli effetti scrittore-naif, nonostante lo stile  neoclassico.

Recensioni

Valutazione 
23/08/2016

Riceviamo e pubblichiamo. "Come le tamerici" di Oriano Savelli

E’ il secondo libro di Oriano Savelli. Ancora un’altra opera da avere assolutamente nella propria collezione, scritta con il suo stile garbato, sobrio, educato, con un registro piano e scorrevole, che non affatica mai il lettore.
Il libro è, come sempre, pieno di spunti, di riflessioni, di temi. Con ognuno di essi Oriano si confronta con grande serietà ed umiltà, prima di giudicare o esprimere un parere sente il bisogno di capire, di conoscere, di approfondire, di analizzare il tema da ogni possibile prospettiva.
Molto spesso però Oriano non arriva ad una conclusione univoca, ma si limita ad impostare i termini del problema, fornendo al lettore i dati necessari per farsi una propria idea, assolutamente libera ed incondizionata. Quello della libertà del pensiero è infatti un concetto che l'autore riafferma e rivendica più di una volta. Si veda come esempio il capitolo sulla caccia (pg. 64).
La sospensione del giudizio non rivela quindi una incapacità di giungere a delle conclusioni, ma è al contrario una estrema forma di rispetto per il lettore. Riecheggiano in questo atteggiamento le parole di Papa Francesco quando, parlando di coloro che hanno una diversa religione, un diverso orientamento sessuale, una diversa etica, disse: "chi sono io per giudicare?". Solo Dio può giudicare, non l'uomo.
Il libro è suddiviso in tre parti principali, come dice anche il sottotitolo.
Nella prima parte vengono raccontati eventi e fatti curiosi realmente accaduti.
Nella seconda parte, cuore pulsante del libro, Oriano punta l'attenzione su quelle domande che ciascuno di noi si è fatto almeno una volta nella vita: il dolore, la morte, il rispetto, l'arte, la religione, l'evoluzione della tecnologia. Realizza così un vero e proprio “Zibaldone di pensieri”, dove riecheggiano spesso riflessioni di sapore Leopardiano, sia in forma esplicita che implicita.
Nella terza parte sono descritti dei personaggi, che vengono scelti dall'autore per il loro modo di interpretare un mondo difficile e complesso come il nostro, pieno di contraddizioni, alle quali ciascuno di loro prova a fornire una personale risposta, ogni volta diversa ed unica.
Descrivendo ognuno di loro, Oriano compone un grande affresco e rappresenta una matrice di possibilità, un labirinto di percorsi che conducono dal passato al futuro.
Lo scopo del libro è molto chiaro, fissare i valori di riferimento, ricercare il senso complessivo della vita e delle cose in un momento di transizione importante ed aprire uno spazio di riflessione.
L'autore si pone quindi come un traghettatore che, partendo dai valori consolidati della tradizione, prova ad indicare una prospettiva possibile per il futuro, ripercorrendo così il cammino già tracciato da Idilio dell'Era, a cui Oriano si ispira e si rivolge come al punto di riferimento per lui più saldo (pg. 112).
Lo scopo del libro è quindi quello si individuare una traccia per il futuro mantenendo un profondo legame con la tradizione e con il passato, come dice in modo chiaro nell'introduzione (pg. 6 e 7).
La risposta che Oriano fornisce per un suo futuro possibile è il Neoruralismo (pg. 7 e 8), che qui è anche rifiuto di ogni approccio radical-chic, elitario e semplificatorio, ma che al contrario conserva bene in mente il senso del sacrificio e di quanto sia duro produrre in proprio il pane per sfamarsi. E' il tema trattato con grande lucidità e senza fare sconti a nessuno nel capitolo “Vorrei vivere in campagna”.
Il mondo rurale della tradizione e il mondo nuovo delle attuali istanze ambientaliste devono parlarsi ed incontrarsi. L'episodio dell'orto di Cristiano da Milano è molto incoraggiante.
E' necessario che gli esponenti della tradizione non vedano i movimenti ambientalisti come degli usurpatori, che si macchiano del delitto di lesa maestà, così come i nuovi ambientalisti devono avvicinarsi alla tradizione con lo spirito di chi ha tutto da imparare. Se questi due mondi non riusciranno a parlarsi il futuro sarà fosco.
Un tempo il mondo della tradizione interagiva con l'ambiente avendo a disposizione strumenti limitati. Il risultato è stato un rapporto armonico di reciproco rispetto. Così è nato, ad esempio, il nostro bellissimo paesaggio toscano. Oggi la tecnica è la potenza dominante sul pianeta ed ha la possibilità di distruggerlo. Perché l'uomo della tecnica dovrebbe fermarsi?
Non certo per una legge che lo impone, un obbligo, un imperativo morale, ma, forse, solo se si riscopre la sacralità del mondo, dell'ambiente, della natura, delle creature, cioè solo se si riscopre la loro essenza mistica.
L'autore, nel testo, parla di sé e della sua vicenda umana. Il sacrificio, una vita costruita con pazienza, il grande rigore morale, l'educazione integerrima ricevuta in famiglia, la dignità delle umili origini, l'onestà, il rispetto per gli altri, la semplicità. Questi valori sono il punto di partenza e il faro che ha guidato Oriano in tutta la sua vita.
Nell'apertura del capitolo “Io, sotto la luce” Oriano guarda a se stesso e si pone le domande fondamentali della vita (pg. 88). Poi parla della sua formazione, del suo lavoro, delle soddisfazioni che la vita gli ha riservato. L'aspetto fondamentale è costituito però dalla sua profonda umanità, che emerge chiarissima.
Vengono in mente le ultime grandi parole di Norberto Bobbio, grande filosofo, politologo e studioso di fama mondiale, un grande saggio, profondo interprete del nostro tempo, che ha detto: “L'importante per ognuno di noi non sono i libri che abbiamo scritto, il successo che abbiamo avuto, ma quante persone, abbiamo amato”
L'amore, la capacità di amare, anche per uno studioso come Bobbio, è il metro più autentico con il quale misurare il valore di una persona.
Oriano parla di scienza in più punti del suo libro, in particolare a proposito di Giglio Nizzola, uno studioso che si avvicina alla fisica come ricerca e studio della realtà. Mediante lo studio scientifico Giglio Nizzola tenta di arrivare alla comprensione definitiva della verità del mondo e delle cose che lo abitano: domina qui una concezione della scienza come verità assoluta, come dice anche il titolo del capitolo. Questo approccio è quello di tutta la grande tradizione filosofica dell'occidente, fin dai tempi dell'antica Grecia: la scienza, così come la filosofia, è ricerca dell'assoluto, di una verità definitiva e incontrovertibile.
Da circa due secoli ad oggi la scienza ha ormai abbandonato questa impostazione, il suo scopo oggi è quelle di definire un modello della realtà, non di descrivere la realtà per ciò che è. La scienza di oggi è ipotesi, teoria falsificabile (Popper), studio probabilistico. Oggi la scienza trae la sua legittimazione solo e soltanto dalla propria capacità di raggiungere scopi, obiettivi. La scienza di oggi ha ormai ceduto il passo alla tecnica, la forza ad oggi dominante su tutto il pianeta.
La tecnica dimostra sempre di più la propria capacità di saper raggiungere obiettivi, di saper realizzare progetti, di risolvere problemi ed offre all'uomo della tecnica la promessa del suo paradiso, che però è un paradiso effimero, non fondato su alcuna certezza (Leopardi ne parla nella Ginestra).
Un paradiso che non fornisce garanzie e che quindi è fonte di incertezza ed inquietudine.
Oriano si fa interprete di tale incertezza ed infatti ne fornisce testimonianza (pg. 53), riaffermando la sua capacità di farsi interprete acuto del tempo che stiamo vivendo.
Nel capitolo “La comunicazione moderna” Oriano parla dei nuovi media, della rete Internet e dei social network. Il punto che viene focalizzato è l'impatto dei nuovi media sui rapporti interpersonali, sul venire meno dei rapporti personali diretti, sostituiti da nuove forme di rapporto appunto mediate dal mezzo di comunicazione.
Oggi l'essere delle cose, dei fatti e delle persone è legato indissolubilmente alla sua dimensione pubblica. Una gita, un incontro, un evento, un oggetto: è come se non fossero mai esistiti se non vengono resi pubblici. L'essere, per essere tale, ha bisogno di una dimensione pubblica, ha bisogno del consenso.
La dimensione pubblica più ampia si raggiunge mediante i social e la rete. Questi mezzi diventano quindi i nuovi signori dell'essere, senza di essi l'essere non esiste, non riesce a costituirsi come tale. Oggi l'essere, proprio per poter essere ciò che è, deve essere pubblico e quindi conoscibile e per essere conoscibile deve essere comunicabile.
Gorgia da Lentini, il grande sofista, aveva già visto i termini essenziali di questo scenario:
"L'essere non è, se anche fosse non sarebbe conoscibile, se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile"
Oggi i nuovi media servono per rendere comunicabile l'essere, e quindi conoscibile, e quindi per farlo essere, per non farlo precipitare nel grande buco nero del nulla.
Non si parla in modo esplicito di religione nel libro, non c'è un capitolo ad essa dedicato, ci sono però infinite tracce che parlano chiaro: religione, per Oriano, significa Francescanesimo.
Particolarmente significativi sono i capitoli dedicati agli alberi, dove si descrivono il castagno, il faggio, l'olivo, il cipresso e dove emerge un Amore vero per queste creature, per molti aspetti simili agli esseri umani (pg. 73) e il capitolo dell'Inno al sole.
Nell’Inno al sole Oriano canta la sua importanza per le creature viventi e passando dalle creature si avvicina ad una visione mistica, scrive il suo personale Cantico delle Creature. Il tema costante, che si ritrova puntualmente, è infatti il legame tra il Misticismo e l'Amore per le creature, esattamente come in S. Francesco (pg. 107). Ed infine non ci dimentichiamo che Idilio dell'Era, il vero maestro di Oriano, era un prete di ispirazione francescana!
Nel capitolo dedicato a Idilio dell'Era Oriano parla dell'arte (pg. 113) e ricorda una domanda che gli venne posta proprio da Idilio circa i criteri di giudizio di un'opera d'arte. La sua risposta è perfetta: per Oriano l'arte è emozione, passione, partecipazione.
Nel libro, molto spesso, l’arte è poesia. Diverse poesie di un autore locale, Gino Bardi, sono state trascritte e commentate. Il ruolo della poesia nel rapporto dell’uomo con il mondo emerge in tutta la sua potenza.
Fondamentalmente la poesia è forse la sola che può sostenere uno sguardo consapevole sulla violenza del mondo, sul dolore del mondo, sulla morte e il nulla che incombono su tutto. La sola, la poesia, che è in grado di non volgere gli occhi altrove rispetto ad uno spettacolo che può essere anche insopportabile e drammatico.
In quale altro modo, se non con la poesia, Gino Bardi avrebbe potuto descrivere l'orrore e la violenza dei rastrellamenti e delle fucilazioni nazi-fasciste e renderne in pieno tutta la drammaticità? Parallelamente, in quale altro modo avrebbe potuto esprimere la potenza del bello e del sublime della nostra montagna se non con le parole della poesia?
La poesia è un “amplificatore”, che unito ad una visione del mondo e ad un messaggio da trasmettere, e quindi unita ad una filosofia, riesce a sviluppare la potenza massima in termini, certo di emozione, ma anche di ampiezza e complessità di concetti e di significati.
In questo libro Oriano parla della morte e descrive quella dei suoi genitori.
Parla in più occasioni del senso della vita e in questo senso si pone come un interprete del suo tempo. Nel colloquio con l'amico Mario detto Melfi (pg. 21) emerge con grande chiarezza il senso della pochezza e della provvisorietà della vita, della morte vista come la fine inesorabile di tutto.
In generale incombe in molti passaggi del libro il senso della fine di tutte le cose, il senso dell'andare nel nulla come supremo destino.
Si sente profondo in queste righe il respiro del nichilismo dell'Occidente, al quale nessuno di noi
può sfuggire, inteso come la convinzione che tutte le cose vengano dal nulla e siano destinate a ritornarvi. Un nichilismo vissuto e interpretato tramite una profonda saggezza popolare che ne fornisce con precisione le coordinate e i confini e da questo punto di vista si pone come un argine e un punto di riferimento sicuro. Il senso del nulla costituisce una traccia costante e coerente nel libro fino a che, con grande sorpresa e quasi di soppiatto, si introduce il suo termine antitetico.
A (pg. 116), non a caso sempre nel capitolo dedicato a Idilio dell'Era, si definisce questo personaggio come “grande poeta, grande mistico, mendicante di eternità”. Dopo aver introdotto il "nulla" ecco la seconda fondamentale parola chiave: “l'eternità”.
Il "nulla" e l'"eterno" sono stati finalmente evocati, i due termini fondamentali ed antitetici che definiscono una volta per tutte il campo di gioco dove si decide il destino ultimo delle cose. Il “nulla” e l'“eterno” sono i termini essenziali sui quali si costituisce la dialettica dell'essere, sono le due possibilità inconciliabili, sono la “condanna” e la “salvezza” dell'uomo e delle cose del mondo.
Il grande merito di Oriano e del suo libro è quello di aver introdotto il tema e aperto uno spazio di riflessione su una questione così decisiva e cruciale.
Per concludere, altre due riflessioni.
Per primo il senso che Oriano assegna alla memoria rifacendosi al senso greco di questo termine, ovvero la memoria come luogo di elaborazione dei concetti e non solo come semplice magazzino dei ricordi.
Per seconda una riflessione su un altro tema fondamentale, che ancora una volta richiama Leopardi e uno degli aspetti centrali del suo pensiero (non ci dimentichiamo che Leopardi oltre che un grande poeta è stato anche un grandissimo filosofo). La convinzione profonda che chi ha visto, o anche solo intravisto, la verità intima delle cose non può più tirarsi indietro. Chi ha iniziato il percorso di ricerca, chi ha iniziato a farsi domande, non può più fermarsi e volgere altrove lo sguardo.
Oriano a (pg. 49), nel capitolo “E se tutto fosse differente?”, affronta proprio questo discorso con un pensiero che potrebbe essere stato tratto pari pari dallo Zibaldone di Leopardi: la ragione corrompe lo stato felice assegnato all'uomo dalla natura, perché ci fa scoprire il lati negativi delle cose e il loro senso di imperfezione.
Mi sono avvicinato a quest'opera semplicemente, come se fosse soltanto il libro di un amico, alla fine ho capito che avevo trovato il libro di uno scrittore.

Carlo Cerboni

Scrivi la tua recensione !

Scrivi una recensione

Come le tamerici

Come le tamerici

La resa stilistica dei contenuti è diretta, limpida e scorrevole. Le pagine esprimono spesso sprazzi di pura genialità artistico-letteraria: Savelli, pur non facendo il mestiere di scrittore, sa come raccontare le cose, esprimere i sentimenti ed emozionare il lettore.

Scrivi una recensione